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Orto Botanico di Torino

Orto Botanico di Torino

  • Author: CSP
  • Date Posted: 30 mag 2013
  • Category:
  • Address: Via Mattioli 25, Torino

L’Orto Botanico di Torino fu fondato nel 1729 per volere di Vittorio Amedeo II; in quello stesso anno fu istituita la cattedra di Botanica. A tenere l’insegnamento e a dirigere l’Orto fu chiamato il medico Giuseppe Bartolomeo Caccia. Il giardino era strutturato in modo geometrico, con due grosse vasche in cui convergevano serie di aiuole e stradini; le aiuole erano, e sono tuttora, delimitate da “bargioline”, sottili lastre di pietra di Barge, infisse nel suolo.

Inizialmente l’Orto non possedeva strutture edificate; sul lato Nord vi era una gradinata digradante su cui venivano posti i vasi contenenti specie eliofile; forse su questo stesso lato esisteva una piccola serra. La superficie originaria corrispondeva a circa 6800 mq. Sotto la direzione di Allioni, nella seconda metà del 1700, erano coltivate circa 4500 specie. Nello stesso periodo iniziò l’attività di illustrazione, da parte di pittori professionisti, di specie autoctone ed esotiche coltivate nell’Orto: nacque in questo modo la collezione di oltre 7000 tavole dipinte a mano che costituiscono l’Iconographia Taurinensis che fu interrotta nel 1868.

La struttura rimase invariata per tutto il settecento; nel 1796 fu annessa un’ala adibita ai servizi del settore ovest del Castello del Valentino ed una zona a nord di notevole ampiezza, tanto che la superficie raggiunse circa 20.000 mq. Tale area era separata dal giardino da un fabbricato di due piani, di cui l’inferiore ospitava un’arancera e il superiore un Museo e un erbario. Agli inizi dell’800 furono impiantate specie arboree che trasformarono “a viale” la parte centrale del giardino. L’utilizzazione completa del terreno che costituiva l’intero Orto Botanico risale al 1831, durante la direzione di Moris. In tale periodo vennero costruite serre fredde, arancere e serre calde seminterrate per la coltivazione di specie tropicali, mentre nell’area a nord, denominata “boschetto” furono sistemate secondo il “metodo naturale” di De Candolle un centinaio di specie arboree ed arbustive. Con l’intento di creare un effetto scenico furono appositamente modellate collinette e piccole valli, si scavò un percorso di canalizzazioni e venne tracciata una rete di sentieri. Dopo il 1876 i locali al piano terreno del fabbricato furono destinati a laboratori per il nascente Istituto, e ciò richiese l’eliminazione di alcune serre. Nel 1892-93 l’edificio fu raddoppiato in larghezza, dotato di una grande aula ad emiciclo e di un ampio locale per l’Erbario.

Un’iniziativa di ammodernamento che merita di essere ricordata è la costruzione nel 1962-63, dell’Alpineto, destinato alla coltivazione di piante alpine e successivamente (1985), la costruzione di una serra per piante succulente. Dal 1997 si è data una svolta all’impostazione dell’Orto Botanico, senza snaturarne la funzione didattica e senza modificare sostanzialmente l’impianto strutturale. Come Museo vivente continua infatti a mostrare al pubblico specie della flora locale, specie utili e curiosità esotiche ma, accanto a queste ostensioni, si è attuato un piano di salvaguardia della biodiversità con la conservazione in ambiente protetto di specie a rischio appartenenti sia alla flora locale, sia esotica. Contemporaneamente, sfruttando le più avanzate conoscenze delle ricerche sistematiche, che si avvalgono anche di metodologie di chemotassonomia e biologia molecolare, si stanno ricollocando le diverse entità secondo più moderne acquisizioni scientifiche. Nel “boschetto” si è, inoltre, ricostruito un lembo del bosco planiziale delle zone occidentali della Pianura padana, evidenziandone l’evoluzione in termini di modificazioni floristiche legate ai cambiamenti climatici a partire da un tempo immediatamente precedente le grandi glaciazioni del Quaternario.

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